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Capitolo Tre. L'Italia fra gli Asburgo e i Borbone.


Paragrafo 1 . Il ritorno degli Asburgo.

     
L'Italia  si  affacciava al secolo diciottesimo in una  situazione  di
profonda crisi economica e politica.
     Gli  effetti del crollo commerciale e manifatturiero dovuto  alla
mancanza  di  una  politica economica unitaria, condizionavano  ancora
pesantemente  l'economia  del  nostro paese:  esso  si  trovava  ormai
escluso  dal  novero  delle  grandi  potenze  mercantili  e   si   era
indirizzato verso l'agricoltura e la rendita parassitaria.  La  stessa
economia  agricola  risentiva  di secolari  squilibri  regionali,  con
un'area   padana   pi   sensibile  agli  investimenti   terrieri   ed
all'introduzione di nuove colture, come riso e mais, ed un sud in  cui
prevaleva  il  latifondo, un sistema di grandi propriet basate  sullo
sfruttamento  del  lavoro contadino e caratterizzate  dall'assenza  di
sostanziali miglioramenti.
     Le  prospettive politiche dell'Italia non sembravano migliori  di
quelle economiche, in quanto la pervicace suddivisione in principati e
repubbliche  regionali  aveva impedito la costituzione  di  uno  stato
unitario,  in  stridente contrasto con le tendenze  secolari  europee.
Alcuni  dei maggiori stati della penisola, inoltre, come il ducato  di
Milano  e il regno di Napoli, appartenevano da secoli alla Spagna,  un
regno che stava andando incontro ad un'inarrestabile decadenza; altri,
come  il ducato di Savoia, la repubblica di Genova e il granducato  di
Toscana,  subivano forzatamente l'egemonia delle potenze  straniere  e
dipendevano dalla loro strategia diplomatica.
     Soltanto   la   repubblica  di  Venezia   tentava,   fra   grandi
difficolt,  di mantenere una linea politica propria.  Essa  per  era
stata  costretta ad un lungo e dispendioso scontro con l'impero  turco
nel Mediterraneo, mentre alle sue spalle si rafforzava pericolosamente
l'impero asburgico, avanzando verso i Balcani e l'Adriatico.
     Durante  le  guerre  di successione, i contrasti  sorti  fra  gli
stati   europei   coinvolsero  ampiamente  il   territorio   italiano,
determinando   un   considerevole  mutamento   dell'assetto   politico
territoriale.  Senza  dubbio  l'avvenimento  pi  rimarchevole  fu  il
ritorno  in  Italia  del  dominio asburgico,  o  pi  appropriatamente
dell'Austria;  quest'ultima, dopo essersi  impiantata  nel  ducato  di
Milano  e  nel  regno  di  Napoli durante  la  guerra  di  successione
spagnola,  avrebbe  s  perduto l'Italia meridionale,  ma  si  sarebbe
mantenuta   sul  territorio  lombardo,  influenzandone  la   politica,
l'economia  e la cultura, fino alla discesa di Napoleone Bonaparte  in
Italia nel 1796.
     
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     [Cartine non riportate: 1- Italia 1714; 2- Italia 1748].
     
     Il  ducato  di  Milano  si era formato nel Medioevo  grazie  alle
successive annessioni operate dai Visconti e poi dagli Sforza, i quali
tuttavia,  per governare, avevano lasciato alle citt e  ai  territori
assoggettati   una   certa  autonomia  politica  e  finanziaria,   pur
riservando  alla classe dirigente del capoluogo particolari  privilegi
ed  esenzioni fiscali. Il governo spagnolo si era sovrapposto  ad  una
tale  situazione,  lasciandola  praticamente  immutata.  Esso  si  era
limitato  a  sfruttare le risorse del ducato, ma non era  riuscito  ad
ovviare  n  al  particolarismo fiscale,  dovuto  alle  dogane  ed  ai
numerosi dazi interni, n alla serie di privilegi che la capitale e le
sue  classi  dirigenti si arrogavano a scapito delle periferie  e  dei
ceti inferiori.
     Quando  era  scoppiata  la  guerra di  successione  spagnola,  il
patriziato milanese, geloso dei propri privilegi e sospettoso verso la
nuova  dinastia  borbonica,  considerata  favorevole  all'assolutismo,
aveva  parteggiato per l'impero. Con il successivo passaggio di Milano
e  di  Mantova  agli  austriaci,  la situazione  politica  del  ducato
milanese  non  sub sostanziali cambiamenti, restando nelle  mani  dei
funzionari spagnoli. Gli Asburgo si consideravano infatti i  legittimi
eredi  del  regno  di Spagna e l'imperatore Carlo sesto  mantenne  nel
Milanese  la  tradizionale struttura politica  iberica.  Soltanto  nei
decenni  seguenti  la  dirigenza austriaca sostitu  quella  spagnola,
facendo  sentire il proprio particolare peso con il  varo  di  un  pi
razionale  ed  equo prelievo fiscale. L'iniziativa pi  importante  fu
l'avvio del catasto, ossia il censimento delle propriet immobiliari e
la  stima  del  loro valore al fine di calcolare l'imposta  fondiaria.
Tale operazione per venne ostacolata dalla nobilt milanese, abituata
ad  influenzare  a proprio favore il calcolo dell'imposta,  e  sarebbe
stata  pienamente  attuata soltanto pi tardi,  grazie  alla  politica
riformista dell'imperatrice Maria Teresa.
     Dopo  la  pace di Aquisgrana (1748) l'influenza degli Asburgo  si
fece  sentire anche sul ducato di Modena e Reggio. Questo  era  quanto
restava dell'antico dominio estense; nel 1598 infatti il papa, con  il
pretesto della mancanza
     
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     nella  dinastia  regnante di una successione  legittima,  si  era
impossessato  di  Ferrara  e del suo territorio,  che  rivendicava  in
quanto  proprio  feudo. Un ramo secondario degli Este  si  era  allora
installato  a  Modena,  facendo  di questa  citt  emiliana  la  nuova
capitale.  Nel corso della guerra di successione austriaca (1740-1748)
il  ducato,  alleatosi  con la Francia, venne occupato  dagli  austro-
piemontesi,  che  per, al termine del conflitto,  lo  restituirono  a
Francesco  terzo  d'Este. Quest'ultimo inizi allora  ad  attuare  una
politica filoimperiale.
     In   questo   piccolo  principato,  sconvolto  dalle  guerre   di
successione,  visse  ed  oper  uno dei pi  importanti  intellettuali
italiani  della  prima  met del Settecento, il giurista  e  sacerdote
Ludovico  Antonio Muratori (1672-1750). Spronato da un forte interesse
per  il  diritto, la storia e la letteratura, egli si afferm come  il
maggiore  erudito  e filologo della sua epoca, ricercando  le  memorie
sparse  della  storia italiana e ricomponendole in  una  grande  opera
formata  da  ventotto volumi, intitolata Rerum italicarum  scriptores,
pubblicata fra il 1723 ed il 1738. Il Muratori si adoper inoltre  per
indirizzare l'azione dei sovrani verso il bene pubblico e sottrarre la
religione alle forme deleterie della superstizione e del bigottismo.
